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Ci siamo quasi!

Fernando Lozada

Ora, con un po' più di lucidità, posso descrivere la cena di ieri. I ragazzi hanno ringraziato forse in maniera esagerata. La verità è che due settimane a mangiare nel nostro umile albergo, e poi nei locali del nostro partner quando siamo a lavoro, per quanto buono e abbondante, ha le sue controindicazioni. Ovvero: è quasi sempre lo stesso menù — fagioli, riso, pollo o carne, a volte anche pesce — ma da buoni "mediterranei" ci manca la verdura, con tutte le sue proficue conseguenze!

Infatti ieri, prima ancora che arrivassero i pezzi di carne, i ragazzi si sono "fiondati" sulle verdure, che praticamente non vedevamo da 10 giorni. Capitolo a parte meritano, nella loro stragrande maggioranza, le ragazze, che non solo hanno preso tanta verdura, ma anche tanto sushi — un fenomeno che noi maschi abbiamo osservato senza trovarne il motivo, visto che il contesto era propizio a tutto tranne che a riempire uno spazio importante dello stomaco con del sushi.

La serata — non l'ho scritto ieri — si è conclusa con alcuni dei ragazzi che hanno suonato al pianoforte del locale, seguiti dal canto del resto del gruppo. E la musica, specialmente certe corde, ha quella potenza capace di commuoverci — o almeno di commuovere me — forse per un mix tra il vedere i ragazzi suonare, tirando fuori doni "nascosti", e la fragilità che hanno mostrato in questi giorni. Quasi a confermare che la fragilità rende forti di altro, o meglio: di doni.

La sveglia oggi è stata dura. Inutile nasconderlo, almeno per me: non ho più né l'età né il fisico per le dinamiche dell'all-you-can-eat. E giustamente qualcuno mi direbbe che bastava non esagerare — forse sono i residui da adolescente che porto ancora in me, o forse è solo la voglia contagiosa di passare tanto tempo con loro. Ma di fatto è stata una sveglia molto dura.

Oggi dobbiamo finire tutto, perché domani è un giorno di festa con la comunità, che sta preparando balli e una sorta di torneo per inaugurare il campo. Deve arrivare un'ultima colata di cemento speciale per il campo, e dobbiamo fare ancora un bel po' di cemento per coprire gli spazi rimasti scoperti all'interno del campo. C'è ancora da demolire il muro che non si arrende, e poi da smaltire tutti quei rifiuti. Infine, gli ultimi dettagli dei disegni!

Quando siamo arrivati al cantiere, dopo un'ora e passa di strada a causa dei lavori, sembrava che il tempo sarebbe stato clemente… invece il sole è uscito con la sua solita forza e ha reso tutto più duro, soprattutto la mattina.

Ci tocca poi affrontare anche il ritardo di un paio di camion con i materiali. Sembra tutto fatto apposta: di punto in bianco, verso le 14, arriva tutto insieme, e il lavoro si moltiplica esponenzialmente. E così le ultime palate di cemento le facciamo alle 18:30, quando ormai non c'è più luce.

Arriviamo a casa alle 19:40, dritti in doccia e poi a cena — non c'è tempo per la messa — e rinviamo a domani le riflessioni di gruppo, visto che i ragazzi sono visibilmente distrutti dalla lunga giornata di lavoro. Ma, ovviamente, non distrutti abbastanza di pensare di andare a dormire presto, o subito. Sono le ultime sere insieme, e loro non si vogliono perdere niente.