
Costruire insieme
Il cantiere prosegue spedito, anche se oggi la fatica dei ragazzi inizia a farsi sentire un po’ di più. Dopo giorni di cielo coperto, oggi è uscito il sole, e con lui è arrivato un caldo importante, che ha reso il lavoro fisico ancora più faticoso e ha amplificato la stanchezza accumulata di questi primi giorni. A complicare ulteriormente la giornata ci ha pensato anche una betoniera capricciosa, che funzionava a intermittenza — un momento sì, un momento no — rallentando non poco il ritmo dei lavori. Eppure, nonostante caldo, fatica e imprevisti tecnici, i ragazzi sono riusciti a portare a termine tutto quello che era stato loro proposto per la giornata, dimostrando ancora una volta quanto siano determinati e affiatati.
Ma la cosa più bella che si sta costruendo qui, oltre ai muri e alle fondamenta, è senza dubbio il rapporto che si sta creando con gli operai ruandesi. Camminando in mezzo al cantiere si sente ormai un continuo chiamarsi per nome, un raccontarsi storie, uno scambiarsi battute e gesti di complicità che vanno ben oltre la semplice collaborazione lavorativa. Oggi abbiamo scoperto, quasi per caso, che uno degli operai è allenatore di calcio in zona: la notizia si è sparsa in un attimo tra i ragazzi, ed è nata subito l’idea di organizzare, l’ultimo giorno di cantiere, una vera partita Italia contro Ruanda, contro la sua squadra. È proprio in momenti come questo che si capisce il vero valore del nostro essere qui: non solo l’aiuto tecnico che portiamo con il lavoro manuale, ma la bellezza di costruire relazioni autentiche, ponti e dialoghi che arricchiscono profondamente il viaggio dei ragazzi, ben oltre il cantiere stesso.





Parallelamente ai lavori edili, prosegue spedita anche la pittura delle tre aule inizialmente previste, con la speranza — se i tempi lo permetteranno — di riuscire a dipingerne anche una quinta e una sesta. E poi ci sono i bambini, che ogni giorno che passa sono sempre di più: una quarantina il primo giorno, un centinaio ieri, oggi probabilmente quasi duecento, contando tutti quelli che sono entrati e usciti nell’arco della giornata. Ormai tutta la zona sa che ci sono dei volontari italiani venuti a costruire questo progetto, e così sempre più bambini si avvicinano, anche solo per curiosare, per guardare, per giocare un po’ con noi. Anche la mensa ha dovuto adattarsi a questa crescita continua: è aumentato ancora il numero di persone da sfamare, e abbiamo dovuto incrementare le quantità di cibo servito. Sono imprevisti, certo, ma di quelli che speriamo sempre di dover affrontare, perché raccontano di un progetto che sta crescendo e coinvolgendo sempre più persone.
Oggi, per la prima volta, i ragazzi hanno affrontato due momenti di riflessione diversi nell’arco della stessa giornata. Al mattino, uno spazio dedicato alle domande e alla riflessione personale su quanto detto ieri da Padre Gonzalo riguardo alla felicità. Sono momenti che nascono da un’introduzione brevissima, di due o tre minuti al massimo, dopo la quale ogni ragazzo prende il proprio libretto e la propria penna e va a cercare l’angolo in cui si sente più a proprio agio: chi resta in camera, chi si sposta in giardino, chi preferisce camminare e pensare, chi si sistema al bar. Camminando per la struttura si vedono decine di ragazzi sparsi ovunque, in silenzio, a scrivere, ognuno alle prese con le proprie risposte alle domande pensate per loro. Crediamo che questo esercizio di fermare i pensieri nero su bianco sia, come sempre, un modo prezioso per fissare e non lasciar sfuggire quello che si sta vivendo in questi giorni.
La sera, invece, abbiamo dato il via alla terza tappa di questo nostro percorso che potremmo chiamare “interiore”: i gruppi di riflessione. Sono spazi più piccoli, di cinque, sei, sette, otto ragazzi al massimo, guidati da un membro dello staff, in cui si discute della tematica affrontata durante la giornata — oggi ancora una volta legata alle parole di Padre Gonzalo, ma non solo. L’obiettivo di questi gruppi è creare un ambiente in cui ci si senta sicuri e a proprio agio, uno spazio dove poter condividere esperienze più intime, paure più profonde o gioie più grandi, insieme a coetanei con cui si sta bene. Crediamo che l’assenza dei telefoni in questi giorni faciliti enormemente questo processo di dialogo, permettendo di entrare più in profondità dentro di sé e dentro le relazioni con gli altri, attraverso le immagini vissute e le persone incontrate lungo il percorso. Non è raro, infatti, che questi gruppi si concludano tra grandi pianti o grandi risate: un’amplificazione autentica di tutto quello che si sta vivendo in questi giorni.
A chiudere la giornata, come sempre, una buona cena — questa sera addirittura con delle costolette di maiale — e poi tutti al bar, tra una birretta e una partita a carte. Questa sera, complice forse la stanchezza mista all’euforia della giornata, i ragazzi hanno tirato fino a più tardi del solito.


