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Dicono di noi: "Un grazie non basta per descrivere come questa esperienza mi abbia cambiata"

Ginevra Anastagi

Dicono di noi che partire per una missione sia “l’esperienza più inimmaginabile della vita”. Ma Wecare non ambisce ad essere il tocco di colore diverso su una tela uniforme: un unico puntino che si distingue da ciò che viene prima e dopo. Allo stesso tempo, le nostre esperienze di volontariato all’estero non hanno la pretesa di stravolgere la vita di chi le vive e cambiarne radicalmente la forma. Il vero obiettivo è fornire degli strumenti nuovi: permettere a ciascuno di attraversare il resto della propria esistenza in maniera diversa, guardando il mondo con occhi nuovi.

Ci piace pensare che questo accada con ogni volontario, ognuno a suo modo, con la propria intensità e le proprie sfumature. Non possiamo sapere con certezza quanto farà tesoro di quei giorni. Dopotutto, una volta tornati dall’altra parte del mondo, ciascuno rientra nella propria routine frenetica, riabbracciando affetti e contesti rimasti immutati.

I frutti del lavoro a migliaia di chilometri da casa

Possiamo però affidarci direttamente alle parole di chi vuole condividere con noi i propri pensieri, le riflessioni a mente fredda o qualche idea di getto. Ed è lì che si vedono i frutti di settimane di lavoro nella terra, al freddo umido o al caldo torrido, a migliaia di chilometri da casa.

Si vedono in una ragazza che ci scrive quanto “Un grazie non basta per descrivere il modo in cui questa esperienza mi abbia aiutata e cambiata”. È partita con un bagaglio pesante ed è tornata con uno leggero. Una ragazza che si scopre diversa e che si è ritrovata, anche se probabilmente nemmeno sapeva di essersi persa. Una ragazza che è distrutta dalla stanchezza, provata e dolorante, ma è immensamente felice di ciò che è riuscita a costruire con le proprie mani.

Lo sguardo dei genitori: il bene che porta frutto

La certezza del bene che nasce da questi viaggi ci arriva anche dalla voce di chi ci affida i propri figli, superando il timore e l'incertezza di veder partire ciò che ha di più caro. Lo vediamo nelle parole di un padre che ci confessa di essersi commosso ogni giorno seguendo il nostro diario di viaggio, desiderando di essere lì, dall’altra parte del mondo, a costruire case al fianco del figlio. Lo sentiamo in una madre che, a cuore aperto, ci racconta di aver ritrovato una figlia nuova, “con il bisogno di trovare dentro di sé uno spazio in cui dare un posto a tutto ciò che ha vissuto e a questo nuovo mondo che ha incontrato”. Nell’orgoglio di ogni genitore, amico, conoscente troviamo la conferma più bella: siamo riusciti a piantare un piccolo seme nel cuore di chi è partito, destinato a diventare un “patrimonio profondo, per tutta la vita”.

La vera missione comincia adesso

C’è una cosa che di noi dicono ed è profondamente vera: la reale missione inizia nel quotidiano, una volta tornati a casa. Il lavoro più duro è rimboccarsi le maniche e affrontare la vita di tutti i giorni con i doni e la consapevolezza che il viaggio ha regalato, senza voltare le spalle a ciò che si è imparato. Una sola persona che sceglie di essere migliore può rendere il mondo un posto migliore. E per noi, questo è il più grande regalo da portare a casa.