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February 25, 2026

“Dove la barriera della lingua alzava un muro, loro lo abbattevano con il gioco”

Ginevra Anastagi

Ci sono momenti in cui decidiamo di uscire dalla nostra zona di comfort per scoprire cosa c’è oltre.
Bianca, a soli 17 anni, ha scelto di farlo nell'estate del 2025, scambiando la sua quotidianità con la terra rossa di Rio Doce, in Brasile. Non è partita da sola: insieme a lei, altri 49 ragazzi hanno scelto di trasformare il proprio tempo in un gesto concreto verso chi è più vulnerabile.
Questo è come Bianca si racconta in una lettera indirizzata a Wecare:

"Prima di partire per il Brasile, sono sempre stata in contatto con la realtà di Wecare, ma in maniera indiretta, grazie a storie raccontate, foto scattate, mamma che torna il sabato dopo la consegna pacchi e magliette con sagome di Paesi negli armadi. Spesso mi avevano proposto di partire per un viaggio di volontariato, ma sono sempre stata troppo spaventata, e forse un po’ acerba, ma ne ero consapevole. Così ho iniziato gradualmente a fare quello che accade con Wecare, aiutare ed essere aiutata. Prima con qualche consegna pacchi a Milano, poi qualche mercoledì sera per le strade e infine la missione.
Ora, a distanza di un anno, viene difficile riassumere due settimane di autenticità, empatia e crescita in poche righe, ma ci proverò.
Terra rossa e bambini sono le due immagini più impresse nella mia memoria e sono anche il riassunto di quello che è stato il mio viaggio.
Terra rossa, perché ce n’era tanta, pronta per essere spalata, quando siamo arrivati, e altrettanta, quando ce ne siamo andati. E non perché non avessi lavorato, sia chiaro! Terra rossa, è quella che abbiamo spalato, caricato su carriole, trasportato, riversato, appiattito o utilizzato per il cemento, per due settimane.
Terra rossa, è quella che oggi, nel quartiere di Rio Doce, è alle fondamenta di due aule, un orto, una stradina, e un parco giochi, grazie al lavoro nostro e di una comunità intera.
Bambini, anche loro tanti al nostro arrivo, e altrettanti, forse anche di più, al saluto finale. Le loro voci riempivano stanze e i loro balli scatenati le stradine, calciavano a piedi nudi su sassi e suolo secco seguendo un pallone da basket sgonfio. Non si fermavano mai, correvano, saltavano, aiutavano e sorridevano, sempre. In quel quadrato di quartiere, delimitato da case, avevano spazio per essere bambini, avevano spazio per essere visti, essere abbracciati, essere incoraggiati. Dove la barriera della lingua alzava un muro, loro lo abbattevano con il gioco, noi con il lavoro. Ogni pomeriggio lasciavamo il campo, stanchi, sporchi, affaticati, turbati a volte per la realtà in cui eravamo stati catapultati, per la gratitudine dei grandi e dei piccoli.
Le riflessioni serali mi hanno aiutata a sfogare questa sopraffazione di emozioni, a trasportare il mio impegno in valori da portarmi a casa, da non scordarmi una volta lasciato il Brasile.
Condividere questa missione con persone vere e che sapessero apprezzare la semplicità è stato fondamentale, mi ha permesso di creare legami con una base solida, senza maschere senza superficialità. Io avevo lasciato la mia “bolla” di vita per fare del bene, ma anche per scoppiare quella stessa bolla, per cercare uno scopo significativo in una vita privilegiata. Ho trovato ragazzi come me, spinti dalla volontà di fare, dal dovere di dare una mano a chi ha meno, dal sentirsi effettivamente utili per gli altri; come dicevo all’inizio, per aiutare e per essere aiutati."

Grazie Rio Doce, grazie Wecare

Bianca

La storia di Bianca è la storia di molti dei nostri volontari: un percorso che inizia con un piccolo gesto a Milano o Roma e finisce per costruire aule e parchi giochi dall'altra parte del mondo. Grazie a chi, come lei, sceglie di non restare a guardare.