
L'amore che il nostro cuore richiama
La giornata di ieri è stata un mix tra riposo e fatica… non so bene come spiegarlo. Siamo tornati rilassati, frutto di una giornata vissuta in amicizia e senza troppi pensieri, soprattutto dopo la notte precedente in cui, nei gruppi, avevamo affrontato il tema della sofferenza — non in generale, ma nella vita di ognuno di noi.
Ritrovarsi il giorno dopo nella leggerezza — che non è superficialità, ma forse il frutto dell'essersi mostrati a nudo, senza la solita paura di essere feriti o giudicati — è stata la formula vincente per la giornata di riposo. Tra tuffi nell'oceano, prendere il sole, chiacchiere e un giro del paesino di mare alla ricerca di havaianas e magliette di calcio, è stata una giornata bella. Faticosa, forse, perché piena: e infatti in pullman, con un ritorno di due ore a causa del traffico, molti hanno dormito. Cosa che poi abbiamo "pagato a caro prezzo", visto che alcuni ragazzi sono andati avanti fino all'una… e non proprio nella maniera più innocente possibile!
Questa mattina eravamo tutti visibilmente riposati, e quindi carichi per riprendere il lavoro nel cantiere. Certo, tutta la carica è andata lentamente scemando — non l'entusiasmo, ma sì l'aspetto fisico — perché oggi c'è stato un sole che, come si dice da noi, spacca le pietre… e spacca anche noi.
Questa mattina i bambini non ci sono: arriveranno nel pomeriggio. Nel frattempo l'intero gruppo si alterna nelle varie mansioni a disposizione sul cantiere. Ogni 40 minuti circa arriva un grosso camion betoniera che scarica lentamente il cemento già pronto per il nostro campo. I volontari, a turno, devono distribuirlo facendo attenzione a farlo nel modo più omogeneo possibile. Il resto dei ragazzi prosegue con la preparazione del cemento, sempre per le nostre colonne; un altro gruppo si occupa della demolizione dei muri in eccesso, mentre in vari piccoli gruppi si continua sia con la vernice che con i disegni.






Partiamo verso casa alle 17 e, essendo sabato, ci mettiamo la metà del tempo, o poco più — insomma, una quarantina di minuti. Diamo come sempre il tempo tecnico per lavarsi e, alle 18:30, chi lo desidera partecipa alla messa. Alle 19:15 ci ritroviamo in auditorio per la quarta tematica del viaggio: l'amore.
Che in realtà, più che una tematica, quella dell'amore è proprio il filo conduttore non solo di quest'esperienza, ma di ogni vita umana. La sua presenza o la sua assenza determinano davvero la qualità della nostra vita, la sua pienezza. La presentazione del tema, quindi, non punta tanto a dare una definizione dell'amore — che sarebbe per forza di cose riduttiva — quanto a gettare delle luci che possano aiutarci a illuminare alcuni aspetti dell'amore che spesso dimentichiamo, o aspetti che, pur presenti nella nostra vita, in fondo sono un ostacolo al vero amore: semplici manifestazioni di una sua caricatura, o segni che ne denotano la totale assenza.
No, l'amore non è un sentimento. I sentimenti sono belli, preziosi, umani, ma sono anche instabili: a volte basta poco per farli cambiare, mancano di fondamenta. Essi accompagnano la nostra vita, i nostri stati d'animo, e hanno il potere di catalizzare le varie realtà che viviamo. Ma l'amore è troppo importante nell'esistenza umana per essere relegato a un sentimento, a qualcosa che può cambiare a seconda del nostro umore… L'amore è invece un'azione, e come azione è una scelta — una scelta della nostra volontà. Di cosa? Di donarci, di consegnarci, di dare. E dare noi stessi, la nostra vita, è infatti una delle manifestazioni d'amore più grandi che ci siano.
E come ogni scelta, ha bisogno dell'uso della nostra libertà, e la vera libertà suppone la conoscenza. Scegliere l'ignoto non è un atto libero: è una scommessa, un salto nel vuoto se vogliamo, ma non è mai un atto libero. La libertà suppone la conoscenza, l'amore suppone la conoscenza: non possiamo amare ciò che non conosciamo. E così riprendiamo la nostra prima tematica: il motivo fondamentale per cui è necessario conoscerci è proprio per poter amarci — ma amarci veramente, fino in fondo, senza chiudere gli occhi davanti a ciò che di noi facciamo fatica ad accettare. E funziona così anche verso gli altri.
L'amore ci libera! Chi ama scopre dentro di sé un'esperienza di libertà, perché dove c'è costrizione non ci può essere amore. E chi viene amato vive un'esperienza di libertà, perché se qualcuno ti ama veramente, per quello che sei, ti permette di mostrarti in tutta la tua pienezza — che vuol dire tutte le cose belle, ma anche tutte quelle meno belle… e mi viene da dire, soprattutto quelle meno belle. L'amore quindi ci salva dalla paura di mostrarci per quello che siamo.
Di conseguenza, l'amore non sarà mai possessivo. La possessività è sintomo di paura, di desiderio di controllo, e tutto questo proviene dalla paura. La paura non può esserci alla radice dell'amore. Ci sono autori che addirittura sostengono che il contrario dell'amore non sia l'odio, ma il possesso: perché l'amore, se vero, tutela la nostra libertà, mentre il possesso ci rende schiavi, ci fa diventare oggetto per qualcuno.
Il vero amore è incondizionato, è la promessa di un "senza se e senza ma". E il vero amore porta dentro di sé la promessa del per sempre. L'amore di cui abbiamo bisogno, l'amore alla misura del nostro cuore — quel cuore che brama l'infinito, l'infinita bellezza, l'infinita bontà, l'infinita verità — non si può accontentare, non potrà mai saziarsi, non potrà mai riposare nell'amore se esso non porta con sé la promessa incondizionata, la promessa del per sempre. Non è chiaramente facile, tanto meno scontato, anzi — ma è quella la misura per cui è fatto il nostro cuore, niente di meno… e quante volte, invece, ci accontentiamo di poche briciole, che non fanno altro che condizionarci, svuotando il nostro cuore.
Chi ama, per forza di cose, si rende vulnerabile: consegna il proprio cuore all'altro — un compagno o una compagna di vita, un'amicizia, un progetto di vita — e nel consegnare il proprio cuore diamo anche la possibilità che esso venga spezzato. L'alternativa è quella di proteggerlo, ma l'unica possibilità di vera protezione, di protezione totale, è quella di non lasciarlo amare. Eppure il nostro cuore, la nostra identità più profonda, è fatto proprio per l'amore — anche a costo di rimanere profondamente feriti.

