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Nostalgia di casa e saudade brasiliana
Tutto molto bello ieri sera, forse qualche leggero eccesso, niente di drammatico né preoccupante, per carità. Musica dal vivo, che velocemente si è trasformata in una sorta di "sfratto" del cantante per dare spazio alle richieste dei ragazzi che volevano le loro canzoni. Ho ascoltato di tutto quindi: da piacevolissime canzoni italiane, ad altre sudamericane di quando ero giovane — cioè più giovane di quanto lo sia ora — fino ad altri veri e propri abomini per la musica, e, per quanto mi riguarda, una vera e propria tortura per le orecchie. Poi c'era il bar, non open bar, tutto da saldare, ma questo ahimè non è stato un impedimento… c'è stato veramente un bell'ambiente di festa, e l'attesa fino a mezzanotte per fare gli auguri a Pietro è stata più lunga del previsto, complice la fatica della giornata.
Ero andato a prendere apposta una torta al centro di Recife, visto che qui nella zona dove stiamo noi non c'è niente. Se avessi saputo con largo anticipo che sarebbe finita in parte in faccia a Pietro e il resto per terra, non sarei mai andato così lontano, e probabilmente sarebbero bastate le torte che abbiamo ogni mattina a colazione. Infine, Pietro finisce in piscina, e dopo di lui un'altra ventina di ragazzi. C'è chi dice che sia stato tutto ideato dallo staff; lo staff, dal canto suo, dice invece che c'era chi non vedeva l'ora di finire in piscina… Alle 00:05 faccio spegnere tutto quanto, e inizia una lunga trattativa per convincere i nostri giovani adolescenti… scusate, i nostri giovani e basta, che era cosa buona e saggia andare a dormire, visto che non avrei fatto sconti per quanto riguardava la sveglia.
Sono andato a letto verso l'1, con la certezza che la mattina, qualche ora dopo, si sarebbero presentati in pochi. Ma la verità è che sono stati tutti presenti, e pure abbastanza puntuali. Quindi, al di là di tutto, non ho avuto modo di essere arrabbiato: in fondo si sono solo divertiti e hanno legato un po' di più. Un po' tanto di più, direi. Perché il mix di condividere insieme uno scopo comune e nobile, più i momenti di riflessione e confronto, il tutto in un contesto di amicizia sincera e senza il solito bisogno di dimostrare chissà cosa, crea legami più saldi, più autentici — come se fossimo a casa, o quanto meno a quello che casa dovrebbe essere.
Non partiamo subito dopo colazione. Alle 8:30 ci ritroviamo in auditorio per introdurre la quinta e ultima riflessione personale: il ritorno a casa, ovvero la domanda su cosa devo fare ora che torno, ora che inizio a tornare. È una domanda che guarda sì al presente, ai giorni a venire, ma che vuole guardare anche oltre, chiedendosi cosa, e in quale modo, questi giorni ci abbiano fatto riscoprire — o proprio scoprire — sulla nostra identità, e se abbiamo imparato ad amarci un po' di più, a essere sempre più consapevoli del prezioso tesoro che ognuno di noi è.
Diamo tempo fino alle 9:45, quando iniziamo a salire sui pullman. La dinamica è la stessa dei 4 giorni precedenti: due cantieri, lavoro di costruzione, attività con i bambini, aiuto in cucina. Ma nel cantiere di Coelhos, nel pomeriggio, abbiamo una novità: si gioca a calcio con i bambini del posto, che non vedono l'ora di indossare le loro umili scarpette da calcio e fare due tiri con i nostri ragazzi. La sfida principale è la squadra dei quindicenni contro i nostri ragazzi. Abbiamo mandato a questo cantiere apposta i più sportivi, almeno in apparenza — anche se questo non è garanzia alcuna di qualità con i piedi. Il risultato finale è 6 a 4 per il Brasile.





Alle 18 siamo tutti di nuovo in albergo, o casa — questo posto così austero, semplice, privo di tante delle nostre comodità, ma che, per il suo contenuto, cioè le persone, un po' casa è diventato.
Alle 19 partiamo verso il rodizio brasiliano. Per intenderci, un all-you-can-eat di carne e insalate, che però non ha esattamente la connotazione di ciò che noi siamo abituati a chiamare all-you-can-eat. È una classica esperienza brasiliana, quindi abbiamo voluto includerla in questo viaggio, come nel precedente. Così trascorriamo una piacevole serata: i ragazzi, i giovani, impazziscono per tutto ciò che il posto offre, sicuramente perché effettivamente è buono e variegato, e soprattutto ci sono le verdure, ma complici anche i nostri ripetitivi piatti a pranzo e cena, che per carità sono buoni, anzi buonissimi.
Si torna a casa praticamente a mezzanotte. La fatica è tanta, la voglia di stare insieme lo è di più. Domani ci sarà l'ultima giornata, e ci aspetta una festa d'addio con tutti i bambini di Coqueiral.


