
Per quale amore è fatto il tuo cuore?
Ci siamo quasi. Per chi non se ne fosse accorto, abbiamo deciso di anticipare le nostre partenze. Mentre la settimana scorsa partivamo dalle case alle 9 del mattino, siamo già al terzo giorno in cui partiamo alle 8 (e probabilmente domani, per poter finire tutto in tempo, partiremo alle 7).
I ragazzi hanno portato a casa una grandissima giornata di lavoro. Nel cantiere A una casa è totalmente chiusa, il che vuol dire che ha completato la posa del tetto; altre 8 sono a metà tetto e solo una — con la quale abbiamo avuto grandi difficoltà di terreno, al punto di aver dovuto picconare per ore e ore sulla roccia — è rimasta ancora alle prime mura. Domani, in tempo record, dovremo terminare la casa, destinando anche un delta team se lo riterremo necessario.







Nel cantiere B si va avanti alla velocità della luce. Dopo una seconda giornata di lavoro in cui si stava facendo tantissima fatica con i pavimenti, nella giornata di oggi — la terza dedicata alle case — i ragazzi hanno trovato il modo di completare non soltanto tutte le abitazioni, ma praticamente tutte le strutture del tetto. Nessun gruppo è ancora riuscito a montare la copertura vera e propria, cioè le lamiere, ma siamo fiduciosi che basterà la giornata di domani per portare a termine il nostro obiettivo.






La sera, mentre il gruppo A si riunisce per i gruppi di riflessione sull’amore, il gruppo B fa insieme la conferenza e la riflessione personale sulla stessa tematica, e dopo cena i gruppi di condivisione. Un full immersion insomma.
Ma qual è stato il contenuto di questo tema? Non abbiamo la pretesa di dare una definizione dell’amore, anche perché ritengo che la sua realtà sia troppo grande e immensa per essere racchiusa in un insieme di categorie. Però, allo stesso tempo, ritengo che evidenziare la sua importanza nella nostra vita ci possa portare al bisogno di fare chiarezza su cosa possa essere chiamato davvero amore e cosa, invece, sia solo una sua sfumatura o una sua caricatura.
Iniziamo quindi col sottolineare la sua importanza, che è strettamente collegata alla nostra origine: ognuno di noi è un atto d’amore, vive per l’amore e si sostiene nell’amore. La felicità passa per la fedeltà a se stessi, e la fedeltà non è altro che il nome dell’amore nel tempo. Inoltre, amare se stessi nel tempo implica il conoscersi: non possiamo amare ciò che non conosciamo. Non esiste vita felice in cui l’amore non sia presente. Possiamo avere tutto, ma se non abbiamo amore — sia nell’atto di amare che nel ricevere affetto — la nostra vita non sarà mai felice. E l’amore stesso gioca un ruolo fondamentale, direi di vita o di morte, quando parliamo della sofferenza. Se c’è una cosa più dura di soffrire, è quella di soffrire da soli, senza nessuno che ci ami, senza nessuno al nostro fianco. E così come per la ferita dell’ostrica c’è la madreperla che trasforma il dolore in qualcosa di prezioso, così la nostra madreperla — ciò che ci salva e ci unifica — è l’esperienza di amare e di essere amati, che ci dona la possibilità di restare saldi.
Ma qualsiasi amore è capace di trasformare il dolore in qualcosa di prezioso? Qualsiasi forma d’amore è capace di garantire la nostra felicità?
L’amore, se è vero, è incondizionato. No è una condizione "di" o "per", ma è un atto senza se e senza ma. Non ha bisogno dei meriti altrui per manifestarsi, non è un premio o una nostra conquista: è qualcosa che arriva pienamente libero, e solo così ha la possibilità di renderci più liberi. Perché l’amore, se è vero, ci permette di fiorire, di venire alla luce nella nostra autenticità; non ci ingabbia, non ci possiede, ci rende veramente liberi. Quante volte, invece, siamo preda di rapporti tossici che ci intrappolano, che ci fanno vergognare di chi siamo, che non ci restituiscono la libertà?
L’amore, se è vero, porta con sé la promessa del "per sempre". Per quanto sia difficile, e per quanto molte cose del futuro ci siano ignote, non possiamo accontentarci di qualcosa che finisce, che è caduco, che cinicamente non crede al "per sempre". Pur consapevoli che il "per sempre" è qualcosa di serio e per niente scontato, dovremmo vivere desiderandolo. E non perché sia bello — lo è, certo — ma non è quella la ragione principale. È perché il nostro cuore ha bisogno di quella promessa. Non stiamo parlando dell’amore che ci può presentare la società o un determinato modello, ma dell’amore di cui il nostro cuore ha strutturalmente bisogno. E se il nostro cuore è fatto per una pienezza infinita, non si potrà mai accontentare di niente di meno che di una promessa di per sempre, di un amore incondizionato, di un amore che libera.
“Amare significa, in ogni caso, essere vulnerabili. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, e magari anche a spezzarsi. Se volete avere la certezza che esso rimanga intatto, non donatelo a nessuno, nemmeno a un animale. Proteggetelo avvolgendolo con cura in passatempi e piccoli lussi; evitate ogni tipo di coinvolgimento; chiudetelo col lucchetto nello scrigno, o nella bara, del vostro egoismo.
Ma in quello scrigno — al sicuro, nel buio, immobile, sotto vuoto — esso cambierà: non si spezzerà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irredimibile. L’alternativa al rischio di una tragedia è la dannazione. L’unico posto, oltre al cielo, dove potrete stare perfettamente al sicuro da tutti i pericoli e i turbamenti dell’amore è l’inferno.”
Con queste parole di C.S. Lewis chiudiamo il discorso sull’amore. Quell’amore che in questi giorni è diventato una realtà concreta e solida, quasi tangibile in ogni nostra azione qui in Perù.
Di quale amore vogliamo nutrire la nostra vita? Quanto ho amato oggi?


