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Raccontarsi senza paura

Fernando Lozada

Alle 08:15 siamo già tutti sui nostri pulmini. Essendo domenica il tempo che ci mettiamo ad arrivare al nostro cantiere è di soli 30’, anche se dobbiamo allungare un po' la strada a causa di una gara podistica.

A differenza della giornata di ieri, oggi non ce traccia di nuvole. Il sole batte veramente forte al punto che sembra di essere tornati all’estate europea. L’unica cosa che ci salva è che di umidità non c’è traccia. In termini di lavoro questo si traduce in piu pause, e stare tanto dietro i ragazzi affinché non smettano di idratarsi, oltre che insistere sull’uso della crema solare. Il lavoro di oggi è parecchio ripetitivo, e questo è una realtà che stanca mentalmente. Quindi facciamo costantemente uno sforzo affinché i ragazzi piano piano vedano, non tanto quanto ci manca, che è veramente tanto, ma sopratutto la grande differenza che ce già oggi se paragoniamo tutto al primo giorno, cioè a ieri. 

Inizialmente avremo dovuto lavorare fino alle 13, ma farli lavorare dalle 12 in poi sarebbe stato quasi una punizione, per cui lavoriamo praticamente per tre ore, con pause ogni certo tempo, dalle 9 fino a mezzogiorno. Arrivate le 12 andiamo a mangiare al solito posto e la modalità è la solita, tutti in fila e poi un discreto buffet dove possiamo scegliere tra la famosa “fagiolata”, insalata e verdure cotte, qualche carboidrato e sia la carne che il pollo. Facciamo durare la pausa pranzo fino alle 13:15 e poi riavviamo i lavori, che vanno, visto che ce la finale del mondiale, fino alle 15:15. 

Alle 16 quindi praticamente tutti siamo davanti alla TV, l’albergo ci ha preparato due pentole enormi di pop corn e va detto che il pubblico, cioe noi, è diviso in modo abbastanza pareggio tra la Spagna e l’Argentina, ovviamente qui a Recife, tifano tutti la Spagna. Durante il mezzo tempo i ragazzi improvvisano una partitella di calcetto nel campetto che abbiamo qui da noi, e mentre ci vanno, prete incluso, alzo gli occhi al cielo sperando che nessuno si faccia del male. Si torna a vedere la partita e il risultato è quello che tutti conosciamo, ce chi esulta, ce chi invece avrebbe preferito un altro risultato, ma in ogni caso questo non toglie il sogno a nessuno.

Prima di cena ce la possibilità di partecipare alle messa domenicale, e sarà che è domenica quindi la partecipazione dei ragazzi è molto significativa. Alle 19:50 siamo tutti seduti nella mensa e iniziamo a mangiare, comunicando ai ragazzi che la giornata non è finita ma che il nostro ultimo appuntamento sarà alle 20:20 in auditorio.

Una volta che siamo tutti in auditorio comunichiamo i gruppi di riflessione. I gruppi sono spazi in cui si da la possibilità ai ragazzi di mettersi a nudo, di aprire il cuore, di condividere come sta andando il viaggio e pian piano approfondire insieme, quindi non più solamente a livello personale, le tematiche del giorno. In totale vengono fuori 9 gruppi, e a capo di ogni gruppo ce un membro dello staff. E la tematica è quella della conoscenza personale. Nei gruppi non si tratta per niente di mettersi a leggere quanto hanno risposto alle domande per scritto del giorno precedente, ma, per iniziare, chiedere ai ragazzi come fosse andato l’esercizio, se fosse stato difficile, facile, o anche se fosse stato duro. Ce chi parla per un ora, chi per quasi due ore, diciamo che questo dato varia a seconda della grandezza del gruppo, in parte, ma soprattutto da quanto la tematica riesce a coinvolgere i ragazzi e quanto loro stessi se la sentono di aprirsi. Nessuno viene obbligato a dire niente che non se la sente, piano piano, perche i tempi personali sono appunto personali, ognuno si apre e “misura” fino a che punto è sicuro mettersi in gioco. Qualcosa che almeno in teoria dovrebbe essere non soltanto molto normale, ma bello, è diventato una fatica nelal nostra società. La paura di risultare pesanti o di non essere capiti ci porta ad alzare dei muri di diffidenza. In realta, credo, ognuno di noi porta una profonda necessità di raccontarsi, e farlo senza la paura di essere giudicati, o meglio feriti. Ecco, quello che cerchiamo nei gruppi è di creare questo, offrire ai ragazzi uno spazio per far venire fuori “la loro storia” senza la paura che qualcuno ti punti il dito, o ti escluda, come di fatto accade in tante dinamiche adolescenziale.