
Una felicità all'altezza del nostro cuore
Prima giornata con tutto il gruppo al completo. Partiamo alle 8:30 e, siccome è sabato, i tempi sono leggermente più ridotti, così alle 9:15, tra una cosa e l'altra, i ragazzi sono pronti per lavorare. Durante la mattina, mentre il cantiere va avanti, i ragazzi in gruppi da 15 fanno un giro del quartiere insieme a Maicom, che segue il progetto e la logistica dei viaggi di Wecare qui in Brasile, ed Evandro, il direttore di Solidare, il nostro partner qui nel quartiere di Coqueiral.
Fare il giro del quartiere è fondamentale per capire il contesto all'interno del quale stiamo lavorando. Ma non basta. Per quanto ci dia un'idea di come sia la vita delle persone che beneficeranno dell'enorme struttura che stiamo costruendo, la visita può essere insufficiente se non facciamo uno sforzo per immaginare e immedesimarci in quella che può essere la quotidianità delle persone. Siamo a un'altezza media sul livello del mare di 15 metri, e si tratta di un quartiere attraversato da un fiumicello che, con il passare degli anni e con le case che per necessità sono state costruite sulle sue rive, è diventato sempre più stretto. Se piove fortemente per più di un certo numero di ore, il fiumicello cresce ed esce completamente dal suo alveo, inondando le strade, arrivando fino a un metro e mezzo, e distruggendo così al suo passaggio tutti i piani terra delle case. Chi vive qui non vive perché gli piace, ma per necessità, perché non ha altre opzioni.
Il reddito familiare netto è di 1.039 reais, ovvero circa 177 euro, quando in questa regione il reddito minimo per avere il necessario è considerato di 2.000 reais. Le famiglie vivono quindi in case piccolissime, e a volte non arrivano a fare tre pasti al giorno. L'istruzione per bambini e giovani è soprattutto pubblica, che in America Latina è nota per non essere qualitativamente buona.






Nel pomeriggio, sempre in contemporanea con il cantiere, arriva circa un centinaio di bambini. I bambini si distribuiscono tra diverse attività — giochi, scacchi, ping pong e altro — e anche i nostri volontari vengono divisi tra le varie aule della struttura.



Tornati a casa, ci raduniamo in auditorio per assistere alla seconda conferenza del viaggio e, in seguito, per fare la seconda riflessione personale. Il tema è la felicità e, più che dare una definizione, proviamo a offrire una sorta di guida. La felicità, infatti, è un percorso individuale che però non può prescindere da determinati elementi per essere vera, autentica. È come se percorressimo tutti una grande autostrada, all'interno della quale ognuno di noi ha una corsia. Andare fuori strada vuol dire sbagliare mira, andare fuori obiettivo, fuori felicità. La felicità di cui parliamo non è un sentimento, ma è più simile a uno stato, all'esperienza di una vita piena, di serenità e di pace. Si tratta anche di una felicità salda, che rimane, che permane, anche nei momenti di difficoltà: una felicità che abbraccia i concetti di bellezza, di bontà e di verità, e che per essere tale ha bisogno di radicarsi sulla nostra identità, sulla fedeltà a noi stessi.
Ma il concetto fondamentale è che siamo fatti per una felicità infinita: la struttura interna del nostro cuore porta con sé un anelito di infinito, una nostalgia di infinito, motivo per cui nulla di ciò che è caduco, limitato, potrà mai saziarci interiormente. Siamo esseri finiti che desiderano l'infinito. Da Leopardi ad Agostino, passando per altri autori, si ripete questo concetto: il nostro cuore porta con sé un'inquietudine che ha bisogno di una risposta.
Dopo l'introduzione, i ragazzi si distribuiscono per l'albergo per rispondere alle domande sul libretto. Alle 20, invece, arriva un sacerdote per celebrare la messa domenicale, alla quale partecipa chi lo desidera; e dopo cena ci riuniamo nuovamente per assistere a uno show di musica brasiliana che il proprietario dell'albergo ha preparato per noi.
Devo dire che non me lo aspettavo, ma è stata proprio una bella serata. C'erano anche famiglie ospiti del nostro albergo, quindi persone più grandi della media del nostro gruppo e anche bambini. E quando la musica è partita, è partita anche la festa: piano piano i nostri ragazzi si sono aggiunti ai brasiliani, e hanno ballato per almeno un paio d'ore senza sosta.

