
Uno sguardo che riscatta
Tra tre giorni inizierà il ritorno verso casa. Quando si hanno giornate piene, si ha la percezione che il tempo sia andato più veloce del solito, e la paura che quanto accade ci possa sfuggire fa parte di questi ultimi giorni. Il ritmo, la quotidianità, e la ricchezza al loro interno sono tutti elementi che, specialmente in un periodo che di solito dedichiamo al riposo, in qualche modo ci mancheranno — e forse per alcuni mancano già.
Il tempo dell'abituarsi, del conoscersi, del rompere il ghiaccio, dell'andare oltre i pregiudizi e del superare le paure è passato. Le aspettative, quando c'erano, sono nella maggior parte dei casi ampiamente superate, perché la vita ha il potere di stupirci sempre, di andare ben oltre le nostre idealizzazioni. Quando non inquadriamo la vita nei nostri, a volte limitati e meschini, preconcetti, essa ha il potere di dirci qualcosa di molto più grande e profondo: la realtà intera ci parla.
Con la giornata di oggi possiamo dire che ogni singolo membro del gruppo ha visto tutto quello che stiamo facendo qui a Recife, ma soprattutto ha visto per chi lo stiamo facendo. Sicuramente la visita più impattante è stata quella a Coelhos, quando abbiamo visitato le case sulle palafitte — non su un terreno regolarmente acquistato, ma sull'acqua, sulla riva del fiume, con tutti i rischi che questo comporta. Pezzi di legno marcio, senza un senso e un'estetica, messi lì, uno sopra l'altro, nel modo più solido possibile affinché intere famiglie possano camminarci, ma soprattutto possano viverci. Giorno dopo giorno siamo andati a trovarli, in gruppi di 15 persone — quindi non pochi — e per certi versi si poteva avere la percezione di stare invadendo la loro intimità, la loro nuda e praticamente vuota intimità. Quel posto che loro chiamano casa è lontano anni luce dai posti che noi abitiamo, e la prima fatica è quella di immaginare una vita così; la seconda, forse, è trovare una risposta al perché loro vivono così, e noi no. Ma qui, penso, la retorica è inutile, ed è la realtà a parlare. "Siamo felici che siate qui", "grazie per quanto state facendo per la nostra comunità", "la vostra presenza qui oggi, a casa mia, vuol dire che qualcuno mi guarda, che qualcuno viene a trovarci", "la cosa che più ci fa male è l'indifferenza, grazie di essere venuti", e infine "vorrei che rimaneste tutti a mangiare" — mentre noi ci guardiamo con il sorriso, provando a immaginare dove saremmo entrati e come avrebbe potuto cucinare per così tante persone.






Come scrivevo qualche giorno fa, mettere un mattone sopra l'altro, preparare il cemento, e tutto quello che stiamo facendo in questi giorni, se fatto con amore ha tutto un altro sapore. Ma soprattutto, sapere per chi lo stiamo facendo trasforma tutto. Perché all'improvviso il progetto ha un'anima, fatta dall'amore di noi volontari e dal cuore che ci metterà ogni bambino e ogni bambina che verrà a giocare o a formarsi. Questo riempie il cuore, perché non lo abbiamo cercato, ma è "la ricompensa" alla nostra decisione di donare queste due settimane qui in Brasile.
Tornati dal lavoro, abbiamo fatto i gruppi di riflessione sull'amore. Le domande sono tante, e servono per agevolare il dialogo: Come è presente l'amore nella tua vita? Ti senti veramente amato da chi ti circonda per quello che sei? Quanto ami te stesso? Perché? Pensi di essere "meritevole" d'amore? Con quali azioni o pensieri sminuisci te stesso, evidenziando che in fondo non ti ami così come vorresti? Credi che l'amore incondizionato e per sempre sia possibile? Lo desideri?
I dialoghi nei gruppi vanno avanti fino alle 21, tra sorrisi e pianti; ormai nei gruppi ci si conosce meglio, forse con una profondità maggiore di quanto capiti in altri giri di amici tanto cari quanto di vecchia data, ma dove forse le maschere non riusciamo a toglierle. Qui invece non c'è nulla da dimostrare, nessuno da assecondare: quello che conta è poter amare, e amando, amare sempre di più anche se stessi.
Questa sera c'è una sorta di concerto come quello di domenica scorsa: c'è la musica, hanno aperto il bar, e abbiamo anche la torta, perché a mezzanotte festeggiamo il compleanno di Pietro, che compie 18 anni!

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